Ott 21, 2013 - Economia    No Comments

Cuneo fiscale e dipendenti pubblici Manovra, prime modifiche allo studio.

Sulla Legge di Stabilità il Tesoro è sicuro che margini per cambiamenti radicali (o comunque significativi) non ci siano. Va da sé che i partiti di maggioranza non la pensino così. E diversi ministri «pesanti» sono d’accordo: il problema è trovare i soldi. Anche se qualcuno in Parlamento punta sulle agevolazioni fiscali alle imprese o sui costi standard in sanità per rimpolpare il cuneo fiscale, con uno sconto di 14 euro mensili che ha il sapore di una beffa. 

Anche sul fronte della casa i guai non finiscono mai. Come la storia della nuova Tasi (che sarebbe, scusate il pasticcio, la parte della Trise che serve a finanziare i servizi indivisibili comunali). Secondo i calcoli del «Sole24Ore», nella sua versione «standard» (ovvero considerando l’aliquota base dell’1 per mille) la Tasi costerà più dell’Imu sulla prima casa, 3,7 miliardi di gettito attesi contro i 3,3 miliardi della defunta Imu con aliquota al 4 per mille. Ieri il ministero del Tesoro ha diramato una nota di «mezza smentita». Nel senso che secondo il Tesoro il confronto non è quello giusto: i 3,7 miliardi della Tasi vanno confrontati con i 4,3 miliardi dell’Imu prima casa, più la quota di Tares che riguardava i cosiddetti «servizi indivisibili» (luce, strade ecc.) , che sono state tutt’e due abolite. Soltanto – e questo il Tesoro non lo dice – che il calcolo del quotidiano finanziario è stato fatto ipotizzando appunto che tutti i Comuni si fermeranno all’aliquota base dell’1 per mille. Ma sappiamo che se vorranno dragare risorse, potranno salire per la «prima casa» anche fino al 2,5 per mille. Magari non tutti lo faranno; ma al cittadino interessato importerà poco se l’extratassa è comunale o statale. Dovrà pagare. 

Anche al ministero dell’Economia ammettono a mezza bocca che per la fretta il testo del capitolo casa della Legge di Stabilità è un po’ pasticciato. E che il Parlamento dovrà sistemare ambiguità e formulazioni poco chiare. Se fosse per senatori e deputati, le modifiche alla manovra non si limiteranno solo a correzioni. Ma come fare, visto che ogni intervento dovrà essere compensato con tagli alla spesa o nuove tasse? Un’autorevole fonte del ministero di Via Venti Settembre chiarisce un punto. «Si è dato ad intendere che fosse arrivata finalmente la stagione delle vacche grasse – si spiega – ma non è così. La situazione dei conti pubblici è sempre difficilissima, e margini di manovra non ce ne sono». Al Tesoro si è consapevoli che alcune cose vanno sistemate: ad esempio, bisogna ripristinare almeno l’indennità di vacanza ai lavoratori pubblici, ai quali si blocca di nuovo la contrattazione. Il governo in ogni caso «prenderà in esame tutte le ipotesi di miglioramento praticabili». Cioè compatibili con i numeri. 

Il primo a sostenere che il vento era girato, a dire il vero, era stato proprio Enrico Letta. Il 4 luglio in conferenza stampa il premier assicurò che – dopo la fine della procedura d’infrazione Ue per l’Italia – la Legge di Stabilità autunnale avrebbe potuto «godere dei primi elementi di flessibilità». E sarebbe stata «tutta puntata sullo sviluppo, sul rilancio economico, sull’agenda digitale, sulla capacità di ridurre le tasse per rilanciare il Paese». Noi ci avevamo creduto. 

E ci avevano creduto anche i rappresentanti dei partiti di maggioranza, che adesso devono fare i conti con una manovra che specie sul cuneo fiscale dispone di risorse risibili. Giorgio Santini, capogruppo Pd in Commissione Bilancio del Senato, vede appunto il cuneo fiscale (e il sociale) come l’area dove la manovra andrebbe fortemente rafforzata con più soldi. Come reperirli? «Una possibilità è quella di agire sulle agevolazioni fiscali alle imprese – afferma Santini – tagliando con coraggio certi sussidi a piccoli settori produttivi. Ancora, sulla spesa sanitaria è possibile fare di più per introdurre il criterio dei costi standard. Lì si può recuperare». Il senatore ed ex-ministro Pdl Maurizio Sacconi oggi a un convegno dell’area «neocon» chiederà di concentrare il «bonus-cuneo» sul salario di produttività, di agire sui costi standard della sanità, e soprattutto di « rafforzare l’intervento sulla spesa guardando a certe voci come le aziende del trasporto pubblico locale o alle associazioni tra Comuni». Sul versante del trattamento fiscale della casa, invece, il Pdl vorrebbe ridurre l’aliquota massima teorica per i Comuni. «Così avranno meno possibilità di scaricare sui cittadini le loro inefficienze», conclude Sacconi. 

fonte:http://www.lastampa.it/2013/10/21/economia/cuneo-fiscale-e-dipendenti-pubblici-manovra-prime-modifiche-allo-studio-eaPePhbyKlVzdWdE4PLStM/pagina.html

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Ott 15, 2013 - trise casa    No Comments

Rifiuti e servizi insieme sulla casa si paga la Trise

Alla fine il ballo del mattone ha partorito la Trise, traducibile in Tassa rifiuti e servizi, che farà un sol boccone di un tris di imposte, mandando in soffitta Imu sulla prima casa, Tares sui rifiuti e la tanto annunciata service tax, che nelle aspettative almeno di un’ala del Pd avrebbe dovuto reintrodurre una progressività dell’imposta immobiliare rispetto al reddito. Una specie di “patrimonialina” della quale invece non c’è più traccia nella Trise, che come si legge nella bozza della Legge di stabilità «si articola in due componenti: la prima a copertura dei costi per la gestione dei rifiuti solidi urbani (Tari); la seconda, a fronte dei costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni (Tasi)».  

I due spezzoni dell’imposta si pagheranno insieme. Probabilmente in quattro rate a gennaio, aprile, settembre e dicembre, anche se nella bozza i termini di pagamento non sono ancora specificati. Ma cosa si pagherà? Partiamo dai rifiuti. Le tariffe saranno fissate dai comuni ma dovranno in ogni caso coprire totalmente il costo del servizio smaltimento rifiuti. Cosa che con l’attuale imposta non avviene. Ergo in parecchi comuni si pagherà di più. Anche se, è bene dirlo subito, nel complesso la Trise costerà circa 2,3 miliardi in meno di Imu e Tares sui rifiuti sommate insieme perché 2 miliardi sono stati coperti dal Governo. La componete rifiuti sarà dovuta anche dagli inquilini e i comuni, in base al principio «chi inquina paga» sancito da una direttiva europea, potranno anche commisurare la tariffa alle quantità e tipologie di rifiuti prodotti. Ossia far pagare di più le famiglie numerose o chi svolge attività che producono parecchi rifiuti, come la ristorazione. «Nella modulazione della tariffa – è scritto nel testo – sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche». La Tasi diventa poi mini se il servizio di raccolta rifiuti non viene svolto o è interrotto per motivi sindacali. In questi casi si deve solo il 20%. Sconti sono previsti anche per case abitate da single, o da persone che ci vivono per periodi inferiori a sei mesi l’anno e per i fabbricati rurali ad uso abitativo. 

La Tasi sui servizi indivisibili, cose come illuminazione e strade, sarà dovuta dai proprietari e da una quota tra il 10 e il 30% anche dagli affittuari. La decisione spetterà ai Comuni che potranno stabilire anche quale base imponibile utilizzare per far pagare l’imposta. Nelle grandi città si pagherà quasi sicuramente l’1 per mille della rendita catastale rivalutata del 65%, così come per l’Imu. Questo perché in media nei centri maggiori le rendite sono più alte. Nel piccoli comuni si pagherà probabilmente minimo un euro al metro quadro. Le amministrazioni locali potranno poi decidere se esentare completamente o meno le prime case dalla Tasi, che di fatto per le abitazioni principali sostituisce l’Imu. I comuni potranno aumentare tanto l’1 per mille che l’euro al metro, ma c’è una clausola di salvaguardia per i contribuenti, dove è previsto che il gettito Tasi e Imu non deve eccedere l’aliquota massima di quest’ultima maggiorata dell’uno per mille, ossia non deve varcare la soglia del 7 per mille quando l’imposta grava sulla prima casa e del 11,6 per mille sulle seconde. Il servizio politiche del territorio della Uil ha fatto a caldo delle simulazioni e per un appartamento signorile classificato in A2 di 80mq la quota servizi della nuova tassa comporterà un esborso di 198 euro a Roma, di 250 a Milano, 217 a Torino, 269 a Bologna, solo 88 a Palermo. Con la tariffa di un euro/mq in provincia si pagherà invece 112 euro ad Asti e 109 a Savona

fonte:http://www.lastampa.it/2013/10/15/economia/rifiuti-e-servizi-insieme-sulla-casa-si-paga-la-trise-D7fge3Q9BlTF8nAHMP0FbP/pagina.html

Ott 11, 2013 - Motori    No Comments

Volkswagen Golf, addesso costa meno. Ecco le nuove versioni

Ad un anno dal lancio, la gamma della Golf si amplia con due nuove varianti che abbassano la soglia di ingresso della berlina Volkswagen. Si tratta della 1200 cc TSI con potenza 85 CV e coppia 160 Nm e della 1600 cc TDI da 90 CV e 230 Nm, entrambe abbinate all’allestimento Tech&Sound e offerte rispettivamente a 16.950 e 18.950 euro: si tratta di vetture guidabili anche dai neo patentati. La Volkswagen Golf 1200 TSI da 85 CV accelera da 0 a 100 kmh in 11,9 secondi e raggiunge i 179 kmh percorrendo, secondo quanto dichiarato dal costruttore, 20,4 km con un litro di benzina. La 1600 cc TDI registra lo stesso tempo in accelerazione della 1200 cc, ma ha una velocità massima leggermente superiore, 185 kmh, oltre a consumare ovviamente meno: 26,3 km con un litro di gasolio. L’allestimento Tech&Sound, già disponibile sulla Polo, si basa sul Trendline che include, fra l’altro: 7 airbag, differenziale elettronico autobloccante XDS, sistema di frenata anti collisione multipla, Start&Stop, monitoraggio della stanchezza del guidatore, climatizzatore manuale, sedile guida regolabile in altezza e volante regolabile in altezza e profondità. A queste dotazioni si aggiungono: il Radio Composition Media, incluso il display touchscreen a colori da 5,8 pollici, gli 8 altoparlanti, il lettore Sd card, l’ingresso Aux-In e Usb, il lettore cd e il Bluetooth, il display plus nella strumentazione, il volante multifunzione rivestito in pelle, il bracciolo anteriore centrale, i fendinebbia e infine i sensori di parcheggio sia anteriori che posteriori.

fonte:http://www.motori24.ilsole24ore.com/Auto-Novita/2013/10/vw-golt-tech-sound.php

Ott 11, 2013 - Economia    No Comments

Asta Btp, ok, tassi giù. Milano torna positiva

Borse europee sulla parità sullo spiraglio per un accordo tra Democratici e Repubblicani sull’innalzamento del tetto del debito Usa. L’indice d’area Stoxx 600 guadagna un quarto di punto mentre i futures su Wall Street sono poco mossi. A Milano il Ftse Mib guadagna lo 0,24% (18.881 punti) con Autogrill che sale del 4,48% spinta dall’outperform di Mediobanca. Limano le perdite i bancari con Intesa che cede lo 0,45%. Mentre corre Ubi (+2%) con Credit Suisse che l’ha promossa a neutral.

Il differenziale tra il Btp e il Bund apre stabile a 246,7 punti base dai 247 della chiusura di ieri con un rendimento del 4,31%, leggermente sotto quello della Spagna (4,32%) che registra uno spread sulla Germania di 247 punti base.

Il Tesoro ha collocato con successo i sei miliardi di ammontare massimo dei Btp a tre e quindici anni e del CctEu oggi in asta. Il tasso sul tre anni è sceso a 2,25% da 2,72% di settembre, quando aveva raggiunto i massimi dallo scorso ottobre. Sul 15 anni il tasso è sceso al 4,59% dal 4,88% di un mese fa.

Asia in rialzo su svolta Usa, futures Europa positivi  – Borse di Asia e Pacifico in spolvero dopo che negli Stati Uniti si è aperto uno spiraglio per un accordo tra Democratici e Repubblicani sull’innalzamento del tetto del debito Usa. Rialzi sul punto e mezzo per Tokyo, Sidney, Shangai. Sul Nikkei vola Yokohama (+5,6%). In Australia Westpac Banking guadagna il 2,5% dopo aver accettato di acquistare asset di Lloyds Banking. I futures sull’Europa sono in positivo. Per i dati macro dagli Usa atteso il ‘confidence’ dal Michigan.

La Borsa di Tokyo termina gli scambi in rialzo dell’1,48%, seguendo l’euforia di Wall Street, visti i guadagni di oltre il 2%, i più ampi dal 2 gennaio, con l’ipotesi di sblocco dello stallo sul debito Usa al Congresso e alla fiducia che alla fine possa essere scongiurato il temutissimo default. L’indice Nikkei sale di 210,03 punti, a 14.404,74, con lo yen in frenata. Male Fast Retailing (-3%): la holding della catena di abbigliamento Uniqlo ha diffuso ieri conti record sull’ esercizio 2012/13, ma stime su quello in corso sotto le attese.

 

fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/10/11/Tokyo-crede-Usa-chiude-forte-rialzo_9443200.html

Ott 11, 2013 - condizioni meteo    No Comments

Maltempo: violento tifone su Milano, alberi caduti e strade in tilt

Un violento tifone si è abbattutto in serata su Milano e su grande parte della provincia lombarda. In città, strade allagate e circolazione in tilt: numerose chiamate sono arrivate alla centrale operativa dei vigili del fuoco, che sono intervenuti su tutto il territorio, in particolare nelle zone a Sud di Milano e nel Nord Ovest, tra il varesotto e il legnanese

fonte:http://it.notizie.yahoo.com/maltempo-violento-tifone-su-milano-alberi-caduti-e-194600444.html

Ott 11, 2013 - Economia    No Comments

Ecco cosa può succedere (per le tasche di tutti) se gli Usa fanno default

«Gli Stati Uniti non potranno mai fallire perché all’occorrenza possono sempre stampare moneta». Parola di Alan Greenspan. Essendo considerati gli Usa e il dollaro riserva globale di ultima istanza è tecnicamente difficile dare torto all’ex governatore della Federal Reserve (è però lo stesso che ha detto che è un bene che i mercati dei derivati siano totalmente deregolamentati per poi ricredersi dopo la crisi scoppiata nel 2008). Stando alle parole di Greenspan quindi gli Usa sono nelle condizioni di permettersi di allungare il debito senza far tremar fin troppo gli investitori.

Il problema sorge però se i politici non trovano un accordo sull’ammontare massimo che di volta in volta può raggiungere questo debito. L’ultima soglia è stata stabilità a 16mila 700 miliardi di dollari che verrà sforata, secondo le stime, il 17 ottobre. Ed è per questo che se entro tale data non verrà trovato un accordo tra i due rami del Congresso (democratici e repubblicani) su un innalzamento gli Stati Uniti rischiano tecnicamente il default. Un’ipotesi a cui credono in pochi ma del resto eran in pochi, a partire dallo stesso ceo di Lehman Brothers Dick Fuld, quelli che credevano che il governo avrebbe lasciato fallire la banca in quello che è ad oggi il più grande crack della storia della finanza (640 miliardi di dollari). Della serie, gli Stati Uniti ci hanno abituato a tutto e quindi non si possono dormire sonni sereni nemmeno in questa brutta storia del rischio default.

 Ieri i repubblicani hanno lanciato una controproposta: alzare il tetto del debito per sei settimane. Un’ipotesi che ha fatto sorridere Wall Street ma che non può essere considerata la soluzione finale al problema che, quand’anche questo «piano B» andasse in porto, tornerebbe punto e a capo a dicembre.

Cosa potrebbe accadere in caso di default? Il segretario del Tesoro Usa, è stato chiaro: «Porterebbe gli Stati Uniti verso il baratro». Vediamo, dalle azioni ai bond fino ai mutui cosa potrebbe cambiare.

Innazi tutto è bene precisare: gli Usa sono andati vicini ma non sono mai andati in default. Quindi non esiste un precedente storico. Un fallimento pertanto equivarebbe a finire in un territorio inesplorato, fuori da basi statistiche. Ci sono andati vicinissimi il 2 agosto del 2011 ma alla fine il Congresso ha trovato una soluzione. L’incertezza è costata cara: S&Poor’s, proprio in quell’agosto, ha tolto la tripla A sul debito a stelle e strisce. Il mercato azionario ne ha risentito perdendo in quella estate l’8% della capitalizzazione. In questa nuova tornata, con in più il tapering (piano di riduzione degli stimoli monetari della Fed) alle porte (secondo gli analisti dovrebbe partire a dicembre, almeno è questo scenario che i mercati starebbero ora prezzando) l’ipotesi di vedere Wall Street spumeggiante si ridurrebbero al lumicino. Anzi.

E poi c’è la questione dei bond, i Treasury. In caso di default i tassi non potrebbero che salire aggravando ulteriormente la spirale sul debito (più interessi) colpendo indirettamente anche i mutuatari perché negli Stati Uniti la maggior parte dei prestiti ipotecari è agganciata all’andamento dei titoli di Stato a 30 anni. Si farebbero certo meno mutui (con prospettive a cascata sul mercato immobiliare e sui prezzi della case) anche perché l’economia potrebbe scivolare agevolmente in recessione. Gli Usa sarebbero infatti chiamati a un consolidamento fiscale che ribalterebbe i ruoli: a quel punto sarebbero famiglie e imprese i prestatori di ultima istanza, pagando lo scotto di un maggiore impoverimento. In questa fantascia le speranze della Fed di portare il tasso di disoccupazione verso la soglia obiettivo (6,5%) rispetto all’attuale (7,2%) sarebbero vanificate. Anzi, si paventerebbe uno scenario di disoccupazione a doppia cifra, lo stesso che peraltro è costretta ad affrontare oggi l’Eurozona.

E l’Europa? Difficile dirlo. Ma certo vedere gli Usa, uno dei principali mercati di sbocco nonché faro dell’economia mondiale in questo momento (nonostante la rottura degli accordi di Bretton Woods), andare in bancarotta non gioverebbe all’economia europea. Tanto per cominciare potrebbero salire i tassi anche sui bond governativi europei e verrebbe a mancare la liquidità statunitense che in questo momento sta trascinando Piazza Affari in particolare.

Perché in questa economia sempre più globalizzata sono tutti competitor ma anche tutti partner. Se casca un pezzo grosso, l’effetto domino è pressoché inevitabile. Soprattutto se a cadere sono gli Stati Uniti. Il Paese “to big to fail” per definizione.

fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-10-10/ecco-cosa-succedere-tasche-174334.shtml?uuid=AbQKrOsI

Ott 11, 2013 - Telefonini    No Comments

iPhone 5s e iPhone 5c il 25 ottobre arrivano anche in Italia

I nuovi iPhone 5s e 5c arrivano anche in Italia. I nuovi smartphone della mela saranno disponibili oltre che nella Penisola in Russia, Spagna e in più di altri 25 Paesi da venerdì 25 ottobre. iPhone 5s e iPhone 5c saranno inoltre disponibili in più di una dozzina di ulteriori Paesi, fra cui India e Messico, da venerdì 1 novembre.

iPhone 5s è disponibile in oro, argento o grigio siderale a un prezzo consigliato di € 729 (€ 596,64 IVA e tasse escl.) per il modello da 16GB, € 839 (€ 686,80 IVA e tasse escl.) per il modello da 32GB e € 949 (€ 776,97 IVA e tasse escl.) per il modello da 64GB.

iPhone 5c è disponibile in azzurro, verde, rosa, giallo e bianco a un prezzo di vendita consigliato pari a € 629 (€ 514,67 IVA e tasse escl.) per il modello 16GB e di € 729 (€ 596,64 IVA e tasse escl.) per il modello 32GB

iPhone 5s, informa in una nota, offre nuove funzioni racchiuse in un design sottile e leggero, fra cui il chip A7 a 64 bit progettato da Apple, la nuova fotocamera iSight da 8 megapixel con flash True Tone e il rivoluzionario Touch ID, un modo innovativo per sbloccare facilmente e in totale sicurezza il telefono con un semplice tocco.

iPhone 5c ha un nuovo design e tutte le funzioni che gli utenti già conoscono, come il display Retina da 4″, le prestazioni ultraveloci del chip A6 e la fotocamera iSight da 8 megapixel. iPhone 5s e iPhone 5c offrono entrambi il supporto per più bande Lte di qualsiasi altro smartphone al mondo, e includono la nuova videocamera FaceTime Hd.

iPhone 5s e iPhone 5c hanno di serie iOS 7, l’aggiornamento più importante di iOS dall’iPhone originale, con centinaia di nuove funzioni, come centro di controllo, centro notifiche, multitasking migliorato, AirDrop, app Immagini, Safari e Siri migliorate, e introduce iTunes Radio, un servizio gratuito su internet basato sulla musica che l’utente ascolta su iTunes.

iPhone 5s e 5c saranno disponibili da venerdì 25 ottobre anche in Austria, Belgio, Bulgaria, Corea del Sud, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Antille Francesi, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macao, Malta, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Riunione (isola), Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan, Thailandia e Ungheria.

iPhone 5s e 5c saranno inoltre disponibili da venerdì 1 novembre in Albania, Armenia, Colombia, El Salvador, Guam, Guatemala, India, Macedonia, Malesia, Messico, Moldavia, Montenegro e Turchia, e, da domenica 3 novembre, in Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.

Sia l’iPhone 5s che l’iPhone 5c sono attualmente disponibili negli Stati Uniti e in Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, Puerto Rico, Regno Unito e Singapore.

fonte:http://www.ilmessaggero.it/TECNOLOGIA/HITECH/iphone_5s_iphone_5c_in_vendita_in_italia/notizie/337152.shtml

Ott 11, 2013 - Senza categoria    1 Comment

Il mio nuovo MyBlog

Questo è un articolo (o post) di esempio per il tuo nuovo blog su MyBlog 🙂
Puoi modificarne titolo o testo, inserire immagini e video o, se vuoi, cancellarlo.
Inizia subito a scrivere sul tuo blog ciò che più ti piace e ti interessa, pensa alle persone che lo leggeranno (da pc, da smartphone e da tablet) e buoni post!
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